Una
delle tecniche forensi usate in antropologia ai fini d’indagine per poi
giungere ad un identikit è la ricostruzione facciale.
Tale
tecnica può essere usata non solo per lo scopo d’indagine, ma anche per
finalità storico-scientifiche, partendo dallo studio del cranio e dove è possibile
dell’intero corpo, per poi passare alla ricostruzione dei muscoli.
La
tecnica della ricostruzione facciale viene usata nel campo forense per
identificare dei resti a cui non si può dare un volto, per poi concludere ad
una rielaborazione dell’immagine ottenuta al computer, inoltre costituisce un
modo di unire le diverse informazioni del profilo biologico in un’immagine intellegibile
e facile da ricordare per chi la osserva.
La
prima ricostruzione cranio-facciale è stata svolta dall’anatomista tedesco
Wilder nel XIX secolo, egli ricostruì il viso di alcuni personaggi famosi, come
Dante Alighieri, Bach; tali ricostruzioni furono importanti perché per la prima
volta si cercò di capire la relazione tra la stesura ossea e i tessuti molli.
Al
giorno d’oggi le ricostruzioni facciali
hanno una definizione migliore rispetto al passato grazie alle tecniche in 2D e
3D; tali tecniche non possono essere considerate definitive, dato il continuo
evolversi della tecnologia.
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