martedì 9 ottobre 2012

L'evoluzione della Ricostruzione Facciale


Una delle tecniche forensi usate in antropologia ai fini d’indagine per poi giungere ad un identikit è la ricostruzione facciale.
Tale tecnica può essere usata non solo per lo scopo d’indagine, ma anche per finalità storico-scientifiche, partendo dallo studio del cranio e dove è possibile dell’intero corpo, per poi passare alla ricostruzione dei muscoli.
La tecnica della ricostruzione facciale viene usata nel campo forense per identificare dei resti a cui non si può dare un volto, per poi concludere ad una rielaborazione dell’immagine ottenuta al computer, inoltre costituisce un modo di unire le diverse informazioni del profilo biologico in un’immagine intellegibile e facile da ricordare per chi la osserva.
La prima ricostruzione cranio-facciale è stata svolta dall’anatomista tedesco Wilder nel XIX secolo, egli ricostruì il viso di alcuni personaggi famosi, come Dante Alighieri, Bach; tali ricostruzioni furono importanti perché per la prima volta si cercò di capire la relazione tra la stesura ossea e i tessuti molli.
Al giorno d’oggi  le ricostruzioni facciali hanno una definizione migliore rispetto al passato grazie alle tecniche in 2D e 3D; tali tecniche non possono essere considerate definitive, dato il continuo evolversi della tecnologia.


venerdì 28 settembre 2012

Come si identificano i cadaveri


In Italia ai problemi economici, sociali, familiari, bisogna aggiungere il problema del ritrovamento dei resti umani o cadaveri.
Si parla di cadavere nel momento in cui avviene l’accertamento della morte, prima di esso si parla di salma in quando nel corpo umano sono assenti le funzioni vitali.
Nel mondo odierno, con la crescente immigrazione e il cambiamento dei legami familiari, il numero delle persone scomparse e di conseguenza i cadaveri sconosciuti tendono ad aumentare.
Se si ha di fronte un cadavere si parla di identificazione quando l’attività è diretta a stabilire l’identità di una persona comprendendo il suo processo psicologico che avviene in età infantile.
L’identificazione di tali resti forniscono un contributo importante alle indagini giudiziarie di tipo penale, civile ma anche in ambito sociale, morale, oltre a restituire un’identità anagrafica a un cadavere non identificabile per motivi che vanno dalla decomposizione alla carbonizzazione passando alla scheletrizzazione.
Il primo passo che si deve fare, quando si ha di fronte un resto compromesso è quello della diagnosi di specie, in modo da capire se si tratta di resto umano o animale, successivamente si passa alla diagnosi di età e di sesso tramite l’antropologia, attraverso il confronto dei tessuti molli e ossa,  l’odontologia, con l’esame dei denti comparando i dati post mortem e ante mortem.
Una volta terminate le varie diagnosi si procede con la ricostruzione facciale e la divulgazione dell’identikit chiamato anche “profilo biologico”.
Non bisogna dimenticare l’importanza delle impronte digitali, in quanto possiedono un elevato potere individualizzante. Al giorno d’oggi, non importa se si ha di fronte delle impronte danneggiate perché grazie all’evoluzione tecnologica e scientifica, possono essere ripristinare con l’utilizzo di accorgimenti chimici.
La tecnica dell’identificazione dei cadaveri è una delle varie tecniche usate nella scienza forense che aiutano chi lavora nel mondo delle investigazioni a capire chi e cosa hanno di fronte.

Capire meglio l'INDICE GULPEASE


Il Gruppo Universitario Logistico e Pedagogico, conosciuto come INDICE GULPEASE, consiste in un indice di leggibilità di un testo della lingua italiana.
Definito nel 1988 da Tullio De Mauro, docente universitario dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, sottolinea, attraverso una formula contenete due variabili: la lunghezza delle parole e la lunghezza della frase rispetto alle lettere contenute nel testo, la poco o la alta leggibilità.
Si è arrivati ad una definizione di tale indice, dopo verifiche fatte su diverti tipi di lettori, formulando così una scala d’interpretazione ricavata dalla relazione tra i risultati della formula con il grado di scolarizzazione del lettore.
La formula GULPEASE ha il vantaggio di calcolare la lunghezza delle parole in lettere, consentendo di realizzare una versione informatizzata della formula denominata Èulogos SLI, l’unico problema che si è presentato in questo sistema è la punteggiatura, in quanto bisogna stabilire l’inizio e il fine di ogni frase; infatti la soluzione adottata, è la ricostruzione di un modello del testo in analisi e su quel testo stabilire i punti di fine frase, consentendo così di dare più affidabilità all’indice GULPEASE.
Non bisogna dimenticare una delle regole più importanti per chi scrive: mimetizzarsi nel lettore, che può essere di alto o di basso livello di istruzione; perché essere semplici nello scrivere permette al lettore di non interpretare in malo modo il significato del testo.

giovedì 26 luglio 2012

CAPIRE LA TESTIMONIANZA OCULARE


Può capitare a tutti di essere testimoni di un evento in seguito al quale si verrà chiamati a testimoniare di fronte alle autorità giudiziarie, in tal caso il soggetto verrà definito “Testimone Oculare”. Nel diritto penale, con tale termine, si definisce una persona che sia a conoscenza di fatti relativi a probabili reati.
In questo frangente un individuo può venire sopraffatto da due effetti: effetto sorpresa e shock emotivo.

Questi due effetti incidono sulla concentrazione e sul ricordo di ciò che è accaduto. L’effetto sorpresa, in particolare, è una caratteristica importantissima per chi ascolta il testimone oculare o teste, in quanto egli tenderà a ricordare solo alcuni particolari ben definiti, come il tipo di arma o la situazione che si era creata, non ricorderà per nulla altri particolari rilevanti, come, per esempio, il volto dell’aggressore.
Bisogna tenere presente che tutto è accaduto in tempi brevissimi e la mente del soggetto farà fatica a memorizzare il gran numero di dettagli tipici di situazioni impreviste.
Per facilitare il ricordo saranno utili le domande che gli esperti porranno al testimone oculare, queste potranno agevolare il ricordo di alcuni particolari che la mente del soggetto ha immagazzinato quasi involontariamente.
Tali domande, tuttavia, possono essere controproducenti, perché a seconda di come verranno impostate, potranno influenzare il teste e  portare ad una versione dei fatti distorta o evocare un dettaglio inesistente.

Tornando al testimone oculare e all’impatto che ha con la scena del crimine, egli, condizionato dalle componenti descritte in precedenza, si concentrerà soprattutto su ciò che minaccia la sua sicurezza e la propria vita, come ad esempio un’arma puntata: tale concentrazione non gli permetterà di osservare e immagazzinare altri particolari che saranno importanti per le indagini.

Analizziamo il caso seguente.  In una giornata qualsiasi, nel percorrere la stessa strada di ogni mattina, ci imbattiamo in un rapinatore dai lineamenti asiatici, che ci trascina in una strada secondaria e ci punta un coltello sporco di sangue in pieno volto chiedendoci soldi.
In questo caso ricorderemo sicuramente il coltello sporco di sangue che ci sfiorava il volto e la richiesta fattaci dal rapinatore. Non ci ricorderemo di particolari che riguardano la strada secondaria in cui ci ha trascinati o il colore dei vestiti che egli indossava o di qualche particolare del volto utile a distinguerlo dalla gente asiatica che risiede nel paese. Ricordiamoci infatti che, per l’essere umano, è più difficile distinguere lineamenti facciali da  soggetti di etnia diversa dalla propria.

Questo esempio dimostra come successivamente condizionati, anche, dall’emozione del momento, dalla paura e dall’effetto sorpresa  causato da un evento violento ed inaspettato che interrompe la quotidianità, la nostra mente tende a immagazzinare e a trasferire in quella che viene definita “memoria a lungo termine” determinati particolari che possono essere rievocati a distanza di tempo.

Durante il trasferimento da memoria a breve termine a memoria a lungo termine del vissuto, ogni “interferenza”, per esempio durante le fasi di indagine o interrogatorio del teste, può essere controproducente e può evocare “falsi ricordi” o impedire di ricordare dettagli importanti ai fini giudiziari.